25 Aprile 2015
Care concittadine, cari concittadini,
Oggi celebriamo una grande ricorrenza: oggi ricordiamo il giorno nel quale quel movimento di lotta popolare, politica e militare che fu la Resistenza concluse una lunga e dura battaglia, un lungo conflitto.
Un conflitto che era iniziato innanzitutto nelle coscienze di quegli uomini e di quelle donne che non si vollero rassegnare a vivere in un regime di dittatura e che in nome della riconquista dei valori di Libertà, Democrazia, Giustizia Sociale e Pace furono pronti a mettere in gioco la propria vita.
La democrazia, il “governo del popolo”, è infatti condizione necessaria per la libera espressione degli individui, è condizione necessaria per la tutela dei diritti fondamentali dell’uomo e per la loro libera espressione nel rispetto della propria dignità.
Ogni volta che sento o leggo le testimonianze di chi ha vissuto in prima persona la Resistenza, sono mosso da sentimenti di profonda ammirazione e di rispetto per tutti quei giovani, anziani, civili, militari, sacerdoti e religiosi… che animati da coraggio e grande spirito di sacrificio, hanno scelto di non lasciare in balia della disfatta completa la nostra Nazione, quando le Istituzioni ne avevano contribuito allo sfacelo con scelte scellerate o erano fuggite dalle proprie responsabilità.
Per questi uomini e donne il non lottare, il non ''resistere'', avrebbe significato perdere per sempre la Libertà, l'Identità e soprattutto la Dignità di Popolo. Il loro sacrificio doveva servire a ricostruire l'Unità e riportare la Pace alla nostra Nazione, una nazione stremata dalla guerra e dagli errori ed orrori del Nazi-Fascismo.
Gli uomini e le donne della Resistenza desideravano un'Italia migliore per le generazioni future, che ripudiasse la guerra, le ingiustizie e la mancanza di libertà.
E se oggi, nel nostro quotidiano, possiamo giovare di tanti benefici che troppo spesso diamo per scontati, noi lo dobbiamo innanzitutto a quelle persone.
Ma dopo 70 anni, davanti ad un esempio di sacrificio così generoso e a una forza morale così ferrea, viene spontaneo interrogarsi su come le generazioni successive alle loro, abbiano saputo conservare questa preziosa eredità, perché molte cose in questi 70 anni sono cambiate ma molte cose sembrano ancora drammaticamente attuali.
Giacomo Ulivi, era studente alla Facoltà di Legge dell’Università di Parma, e aveva 19 anni quando, il mattino del 10 novembre del 1944, veniva fucilato in piazza Grande a Modena.
Giacomo è uno di quei figli d’Italia ai quali ciascuno di noi deve essere riconoscente se oggi viviamo in una democrazia.
Scriveva Giacomo nella sua lettera-testamento ai suoi amici, familiari e compagni di lotta:
“Cari amici,
Vorrei fare un esame con voi, vorrei guardare ed esaminare noi stessi.
Vedere quale parte di responsabilità abbiamo dei nostri mali, per riconoscere quanto da parte nostra è stato fatto per giungere ove siamo giunti.
Noi adesso pensiamo che tutto si dovrà ricostruire: dalle case alle ferrovie, dai porti alle centrali elettriche, dall’industria ai campi di grano.
Ma soprattutto, vedete, io credo che dobbiamo rifare innanzitutto noi stessi. Questa è la premessa a tutto il resto. (…)
Quanti di noi sperano alla fine di questi eventi tremendi di iniziare una laboriosa e quieta vita dedicata alla famiglia ed al lavoro?
Benissimo!
E’ questo un sentimento diffuso, generale e soddisfacente.
Ma credo che questo non basterà.
Proprio nel desiderio invincibile di “quiete”, anche se laboriosa, è il segno dell’errore.
Perché questo bisogno di quiete è il tentativo di allontanarsi il più possibile da ogni manifestazione politica.
E’ il più tremendo, il più terribile – credetemi – risultato dell’opera di diseducazione ventennale che abbiamo subito.
In questi anni, tutti i giorni ci hanno detto che la politica è un lavoro da “specialisti”.
“Lasciate fare a chi può e deve, voi lavorate e credete”.
Questo ci dicevano. E i risultati li vediamo ora.
Ma proprio qui sta la nostra colpa: noi italiani che per tanti secoli abbiamo dato prova di qualità uniche di attaccamento alla “cosa pubblica”, in questa epoca abbiamo abdicato e (…) ci siamo lasciati strappare di mano tutto da una minoranza inadeguata, sia moralmente che intellettualmente.
Questa ci ha depredato, ha intaccato la posizione morale e la mentalità di molti di noi. (…)
Credetemi amici!
La “cosa pubblica” siamo noi stessi, la nostra famiglia, il nostro lavoro, il nostro mondo.
Ogni sua sciagura è una sciagura nostra, come ora che soffriamo per l’estrema miseria in cui il nostro paese è caduto. Se lo avessimo sempre tenuto presente e non fossimo stati egoisti, tutto questo non sarebbe successo.
Se ragioniamo, il nostro interesse e quello della “cosa pubblica” coincidono, per questo la “cosa pubblica” va curata personalmente, come nostro lavoro più delicato ed importante, perché da questo lavoro dipendono tutti gli altri.
Se non ci appassioniamo a questo, alla “cosa pubblica”, se non la trattiamo a fondo, specialmente oggi, quella ripresa che speriamo e a cui tenacemente ci attacchiamo sarà impossibile. (…) “
Ecco – vedete – come il monito che Giacomo lanciava ai suoi compagni di lotta 70 anni fa è oggi più che mai attuale.
Oggi noi non siamo in guerra, oggi non subiamo bombardamenti, prigionie, deportazioni, privazioni di libertà di pensiero e parola... ma viviamo comunque una ''guerra'' più subdola, che vede la morte dei valori, la morte del senso civico, della giustizia sociale, il trionfo della corruzione, del relativismo dei valori, dell'indifferenza all’impegno politico.
Oggi noi non siamo in guerra ma, come rimproverava Giacomo ai suoi compagni 70 anni fa, abbiamo una colpa: in troppi - in questi anni - anche noi abbiamo “abdicato” ad un sano e disinteressato impegno politico, a un impegno che avrebbe dovuto avere come solo fine il bene della comunità, a solo ed esclusivo vantaggio del bene comune.
E quando uno spazio viene lasciato libero dalle persone oneste e disinteressate, viene occupato da altri.
E’ in questi spazi lasciati liberi da persone oneste e probe che sedicenti ‘politici’ corrotti, hanno potuto in tanti anni lavorare per i propri interessi, hanno potuto accumulare ricchezze e potere, e hanno sottratto non solo beni materiali alla comunità, ma soprattutto - e molto più gravemente e colpevolmente - hanno rubato il futuro alle nuove generazioni, hanno rubato il futuro ai loro stessi figli.
Badate bene infatti che se le nostre nuove generazioni non potranno vedere assicurata loro una assistenza sanitaria decorosa, un salario dignitoso, una serena prospettiva di vita, una pensione sufficiente ad un loro mantenimento in vecchiaia è soprattutto per colpa di persone politiche come queste – indegne di ricoprirne il ruolo – che purtroppo, troppo spesso, vengono ancora lodate, ricercate, giustificate e indicate come esempio.
Ma non è questa la politica! La politica è servizio disinteressato.
E non era questo per cui sono morti giovani come il partigiano Giacomo.
Ma è proprio per tutto questo che oggi più che mai siamo chiamati tutti a lottare per un nuovo 25 aprile, per un nuovo riscatto morale del nostro paese e della nostra nazione.
Ciascuno di noi, nel suo piccolo e nel suo quotidiano, è tenuto ad appellarsi al proprio senso etico e civico, a vincere egoismo ed indifferenza e a lavorare disinteressatamente per il bene della collettività.
Così come quegli uomini e quelle donne della Resistenza, persone cosi normali ma straordinarie, 70 anni fa, hanno saputo prendere in mano le redini del loro e del nostro futuro e non si arresero, così anche noi non dobbiamo arrenderci e continuare a lottare contro la corruzione dei valori e per una vera giustizia sociale.
Se saremo capaci di questo riscatto, il sacrifico dei nostri padri non sarà stato vano e questo sarà il modo più autentico e vero per ricordarli e per onorarne l’esempio.
Buon 25 aprile a ciascuno di voi!
Viva la Resistenza, viva la Democrazia, viva la Libertà.
Grazie!
Emanuele Moggia.

Si!!!!!!! Oggi siamo, finalmente, una comunita' che ha vissuto con intensita' e con passione una giornata di commemorazione a fianco del NOSTRO Sindaco Emanuele e al partigiano " TINO " da noi tutti amato e rispettato W Il 25 APRILE
RispondiEliminaEmanuele,ti vogliamo bene e ti ringraziamo
RispondiEliminaper la tua straordinaria normalita'che RESISTERA' nel tempo!
Come non condividere ogni singola parola?....Grazie !
RispondiEliminaSe noi oggi viviamo in libertà, lo dobbiamo ad altri, ben più numerosi e armati, ai quali noi italiani avevamo dichiarato guerra
RispondiEliminaSig.Birovitz,un po'piu'di rispetto verso chi ha tenuto la schiena dritta
Eliminae non si e'.....allineato!
Ci faccia conoscere il comportamento della sua famiglia,
per favore,in quel contesto!
Che sei, il commissario politico ?
EliminaTu devi avere un pò più di rispetto per chi veramente ed effettivamente ci ha ridato la libertà, ed è morto, pur non essendo neanche italiano .
Rispetto quindi ai veri partigiani, che sono stai una esigua minoranza degli italiani, ma rispetto anche per chi davvero ha mandato via i nazifascisti
Sig.birovitz,ma potrei,avendola individuata,chiamarla col suo vero nome,le rinnovo la mia richiesta:
Eliminaquale e'stato il comportamento della
sua famiglia nel contesto locale della
guerra di Liberazione dal nazifascismo?
caro sherlock Holmes,, che individua telepaticamente le persone, mi faccia sapere cosa lei sa della resistenza e si impicci della sua famiglia, caro il mio resistente da tastiera.
EliminaSu, anche lei, mi dica un pò qualcosa su quando è cominciata la resistenza, come e per azione di chi.
Poche parole, nessun sforzo.
Ci posso contare ?
sig. birowitz la storia la conosciamo anche noi!! Lei, pero', si e' dimenticato di una pagina "Gloriosa " di un popolo che ha riscattato la Sua Dignita' e...Liberta' grazie ai Partigiani che NOI ONORIAMO il 25 Aprile.
RispondiEliminaConosce la storia ? allora, spieghi cosa ha fatto cadere Mussolini e cacciato i nazifascisti .
EliminaAnzi, ci spieghi anche chi erano i fascisti, visto che i nazisti erano i tedeschi.
La dignità del popolo italiano per decenni e forse secoli sarà compromessa da quello che successe l'8 settembre, col doppio tradimento.
Si informi su pubblicazioni straniere e vedi cosa pensano , giustamente, di noi.
Dia anche una occhiata a una cronologia dei fatti, per es , quando ci fu il primi episodio dell resistenza e cosa successe prima.
....... la dignità del popolo ........ .
EliminaLa sua sembra seriamente compromessa ma può ugualmente porre altre domande magari riguardanti fonti ...... straniere .
Sa ..... lo straniero e' lo straniero .
vedo che non ha capito niente e quindi la mette sul personale : la risorsa di chi non conosce l'argomento.
EliminaTroverà molto di utile anche in rete, a cominciare dal discorso di De gasperi alla conferenza di pace di Parigi.
Non si preoccupi della mia dignità, ma dei fatti come realmente si svolsero.
Sig. birovitz ( scrivo sig. ma si legge c......e)
RispondiEliminadovrebbe studiarsi un poco di storia per sapere che alcune città si liberarono da sole e che la resistenza era già in atto nonostante quelli che lei chiama numerosi cercassero di affossarla o almeno inizialmente lasciarla morire.
Vedo che oltre che offensivo Lei è pure ignorante.
EliminaLe città che si liberarono da sole avevano tutte, e ribadisco tutte, le avanguardie della 5 armata USA o della 8 britannica a pochi Km.
Nessuna formazione armata di fucili e mitra può sconfiggere, per quanto eroica, un esercito, e parliamo di varie divisioni, armate con artiglieria , blindati e guidate da un valente generale ( poi feldmaresciallo ) come Kesselring.
Legga le pubblicazioni del gen. Maxwell Clark ( comandante della 5 USA ) o di Montgomery, gen britannico, non le sciocchezze su laRepubblica .
Mi saprebbe almeno dire quale fu e in che data , il primo episodio della resistenza ?
Si renderà conto , se lo sa, di aver scritto una stupidata
Birovitz o come si chiama
Eliminami fermi per strada e discuteremo di date , persone e fatti senza monopolizzare il blog.
Le ricordo pero' che averle a pochi Km senza conoscerne le reali intenzioni non e' come averle al proprio fianco .
Chieda a Genova città.
Grazie per l'invito, ma non sono sempre a Monterosso e comunque probabilmente sarebbe inutile.
EliminaLe città sarebbero state liberate comunque , perchè erano gli anglo americani a determinare la pressione sui nazifascisti e non certo le esigue e poco armate formazioni partigiane.
sarebbe stato assurdo pretendere che i partigiani, con fucili e mitra, sconfiggessero un aesercito regolare.
le intenzioni alleate erano chiare : sconfiggere i tedeschi.
Le calunnie della storiografia italiana, notoriamente di parte, circa lo scarso impegno alleato, non tengono conto degli ingenti aiuti in mezzi dati ai partigiani e alla difficoltà di una campagna militare in un territorio ostico come quello italiano, per non contare dei preparativi per lo sbarbo in Normandia e anche per una eventuale operazione Anvil ( sbarco in Provenza ).
Per non parlare della ostinata resistenza tedesca.
Caro e.m. , è inutile girarla : o l'Italia fa i conti con i suo vero passato, la vergogna dell'8 settembre e la successiva guerra civile, oppure la sua debole identità odierna sarà sempre più inadeguata
Per favore smettiamola. Anbiamo una liberazione ben più recente che dovremmo celebrare tutti anche coloroche non ci arrivavano ma ora credo che anche per loro sia chiaro.
RispondiEliminasu questo siamo d'accordo. era proprio ora di cambiare
EliminaSi celebri pure quel che si vuole celebrare ma per favore non fate paragoni parlando di liberazioni ..... " ben più recenti .... ".
RispondiEliminaLa piu' grande liberazione l'abbiamo avuta l'anno 2014 con l'insediamento della nuova amministrazione comunale!
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