sabato 9 aprile 2011

la nostra storia, la fatica dei nostri avi, NON dimentichiamolo !

Monterosso, conclusi i lavori dell’Altare Maggiore nella Chiesa di San Giovanni Battista

Monterosso 09 Aprile 2011 ore 11:30:51  La chiesa al momento è però ancora chiusa al pubblico
Nel lontano 1998 l’allora Reverendo Mons. Vincenzo Bò commissionò agli Architetti Matteo Bongi e Augusto Marchioni incarico per la redazione di un progetto di consolidamento e restauro dell'altare maggiore. Purtroppo con la morte del Mons. Bò il progetto si arenò, per poi ripartire nel 2009 quando, a seguito di un sopralluogo del funzionario della Soprintendenza ai Beni Artistici, si riprende l'iter che porterà alla realizzazione del progetto, che aggiornato viene direttamente approvato sempre nello stesso anno.
I lavori vengono appaltati alla ditta Lazzarotti Restauri di Francesca Lazzarotti con sede a Massa,(che si aggiudica l’appalto vincendo la gara su altre 2 ditte), il Progetto è degli Architetti Matteo Bongi e Augusto Marchioni con alla Direzione dei Lavori l’ Arch Matteo Bongi, la Consulenza archeologica è affidata alla Dott. Luisa Cascarini, ed il Funzionario di zona Soprintendenza ai Beni Architettonici geom. Enrico Vatteroni oltre al Funzionario di zona della Soprintendenza ai Beni Artistici : Dott Bartoletti (in sostituzione del dott. Piero Donati).
L’intervento vero è proprio è iniziato in data 29.11.2010, con la redazione di una documentazione fotografica del manufatto e catalogazione dei singoli pezzi. Lo smontaggio del manufatto marmoreo limitatamente alla parte retrostante la mensa e conservazione all'interno della chiesa – che è stata chiusa per tutta la durata dei lavori. Lo smontaggio ha messo in evidenza alcuni aspetti che hanno condizionato la storia del manufatto: la non perfetta corrispondenza tra i singoli pezzi che compongono il complesso dell'altare, lascia pensare ad un adattamento di elementi originariamente pensati per altre collocazioni. Nel testo “San Giovanni Battista in Monterosso” di M.I. Cappellini e V.Zattera, Rapallo (GE) 2007, si legge che l'altare venne inaugurato nel 1740, e se pur definito dai contemporanei “sontuosissimo altare in marmo” in nota se ne riconosce la non particolare ricercatezza, individuandone le cause nella ristretta disponibilità economica a seguito delle ingenti spese sostenute per la traslazione della statua della Madonna di Soviore.
Le discrepanze sono evidenti nella zona immediatamente retrostante il basamento della mensa, dove gli antichi costruttori dovettero ricorrere ad evidenti integrazioni a stucco dei pannelli in marmo intarsiato per ovviare l'imprecisa corrispondenza con gli elementi di sfondo. Si è potuto verificare come - probabilmente in fase di montaggio - uno degli elementi marmorei che costituiscono il fianco della mensa si sia spezzato e sia stato quindi giuntato utilizzando una grappa in ferro. Un altro aspetto che è stato possibile valutare riguarda l'assoluta povertà della muratura realizzata all'interno a sostegno dell'altare; sono stati utilizzati elementi lapidei di varia pezzatura, che non hanno consentito la realizzazione di una trama muraria stabile a causa della loro conformazione: sono stati infatti rinvenuti conci quasi squadrati (probabilmente frutto di reimpiego provenienti dall'antica muratura della chiesa) mescolati ad elementi che non presentavano alcuna lavorazione, di forma tondeggiante,
Dopo la fase di smontaggio si è provveduto allo scavo archeologico in corrispondenza del sedime della parte demolita: è emerso che l'altare risulta fondato al livello dell'antica pavimentazione, della quale sembra rimasta solo la caldana, e poggia su uno strato di ghiaia e sabbia compatta, che non presenta particolare umidità.
Per regolarizzare e distribuire i carichi sul terreno i costruttori crearono un piano di posa utilizzando delle lastre di pietra scura che in un primo momento hanno fatto pensare a parti di un altare preesistente. Probabilmente invece, vista l'assoluta mancanza di alcun tipo di lavorazione sulle facce, che risultano però sbozzate grossolanamente e rettilinee, si tratta di gradini dell'antica chiesa reimpiegati come basamento per la muratura di sostegno. La soluzione di continuità che caratterizza questi elementi, liberi di cedere in modo differenziato, e la ridotta stabilità della muratura interna all'altare, hanno sicuramente favorito i cedimenti che hanno caratterizzato la storia del manufatto. Gli elementi lapidei rinvenuti alla base della struttura, non potendo essere asportati, sono stati fotografati, misurati, rivestiti con tessuto no tessuto e mantenuti in opera.
Si provveduto quindi alla realizzazione di una nuova fondazione in cls armato, sulla quale è stata poi realizzata una struttura muraria di sostegno in laterizio; con una geometria tale da garantire la necessaria rigidezza e stabilità senza eccedere in peso, utilizzando il materiale dove necessario e lasciando il vuoto dove il materiale non serve.
Su questa struttura muraria si è quindi provveduto alla ricomposizione dei pezzi dell'altare
Gli elementi lapidei componenti l’ altare sono stati ricollocati in base alle misure originali, sono stati assemblati, con l’ ausilio di paranchi e sollevatori, mediante barre , staffe in acciaio inox e resine epossidiche bi componenti
Una volta concluso il ricollocamento dell’ altare si è provveduto alla pulitura dello stesso mediante decerature e applicazione di impacchi pulenti; le nuove stuccature e i rifacimenti dei finti marmi sono stati effettuati in base alla colorazione e alla granulometria originali.
L’ operazione finale è consistita nell’ applicazione di cera microcristallina, leggermente spannata, al fine di ottenere un lieve effetto lucido e come funzione di protettivo antipolvere.
E finalmente dopo tanto lavoro, la comunità Parrocchiale Monterossina potrà nuovamente ammirare lo splendido Altare settecentesco, che sarà nuovamente “Consacrato” il 25 aprile alle ore 21, alla grande festa religiosa parteciperà la Schola Gregoriana “Scriptoria” con Dom Nicola Bellinazzo direttore, e Roberto Loreggian all’organo.
La vocalità del complesso, diretto da Nicola Bellinazzo*, si afferma fin dal primo ascolto per l’approccio morbido e per la mobilità del fraseggio, così importante per seguire le sottili sfumature della notazione neumatica. Le voci maschili della Schola Gregoriana hanno un timbro medio, molto ben equilibrato sia nell’acuto, sia nel grave Di notevole spessore musicale appare comunque la direzione di Bellinazzo*, abile nell’individuare e nell’illustrare il carattere dei brani, da quelli più composti e meditativi a quelli più gioiosi e sereni.
La chiesa al momento è ancora chiusa al pubblico, numerose donne del paese in questi giorni la stanno ripulendo per il grande evento. Un particolare ringraziamento allo staff della sig.ra Francesca Lazzarotti, e a tutte le altre persone che con amorevole passione hanno contribuito con il restauro a tramandare alle future generazioni questo capolavoro, che con fatica i nostri avi hanno costruito per donarlo a noi.