martedì 21 aprile 2015

ma dobbiamo conoscere bene invece il rischio alluvioni, perché abbiamo tante zone che possono essere invase dall’acqua. Ricordate però che la scuola è un luogo sicuro».

Ore 9: lezione di alluvione con il geologo Bellini

Il professore, consulente della procura per tutti gli ultimi eventi alluvionali, tra i bambini della scuola Palli. E gli alunni interrogano le maestre sui piani di emergenza
«Oggi anche le maestre sono tra i banchi, e voi potrete dare loro un voto». Bastano pochi secondi al professor Alfonso Bellini per conquistare i 70 bambini dellascuola elementare Palli, a Quarto, riuniti nell’aula magna per il suo laboratorio sui i rischi e la prevenzione delle alluvioni. Un gioco, sì, ma molto serio – che capita proprio nei giorni degli avvisi di garanzia per l’esondazione dello scorso 9 ottobre, giorni di polemiche e di politica accusata di non fare abbastanza prevenzione. Qui si pensa alla scuola, e al ruolo che può avere nella diffusione della cultura del rischio.
E lui, Bellini – geologo, docente universitario e consulente della procura nelle inchieste sulle alluvioni, una delle quali, quella del 2011, coinvolse proprio i dintorni di una scuola, la Giovanni XXIII di Marassi: 5 delle 6 vittime si stavano allontanando dall’istituto – qui è in altre vesti. Scherza un po’ con gli studenti, poi li richiama all’ordine e ne ingaggia tre: «Sarete i miei segretari, appuntate tutto perché il “verbale” di questo incontro rimarrà in classe e dovrà arrivare anche ai vostri genitori», dice. Inizia così il laboratorio preparato da mesi, tra incontri con le maestre già a novembre e il racconto della favola scritta da lui, “Le alluvioni di Capo Bisagno e i torrenti traditi”, che i ragazzi hanno rielaborato in immagini e colori .

«Abituarsi al rischio»
Quando i “segretari” hanno preso posto, penna alla mano e orecchie aperte come i migliori reporter, Bellini parte con una premessa: «Tra i rischi che può correre una città, Genova è al sicuro dai vulcani e molto probabilmente anche dai terremoti: ma dobbiamo conoscere bene invece il rischio alluvioni, perché abbiamo tante zone che possono essere invase dall’acqua. Ricordate però che la scuola è un luogo sicuro».
Poi l’interrogato diventa lui, e i bambini si sbizzarriscono con le domande (che servono da ripasso anche per gli adulti): cos’è un bacino idrografico? Perché piove così tanto? Sarebbe possibile demolire tutti gli edifici a rischio? Così si arriva al punto: «No, non è possibile – spiega Bellini – Certo i lavori sul Bisagno, per cui serviranno tanti soldi e tanto tempo, ci metteranno un po’ più al sicuro. Ma ricordatevi: il clima sta cambiando e dobbiamo abituarci all’idea di alluvioni frequenti. Non mi meraviglierei se il prossimo autunno ne contassimo un’altra».

La prevenzione
Allora bisogna pensare alla prevenzione, a diventare cittadini consapevoli: ed ecco l’ora delle domande (con voto) alle maestre, con i bambini felici nei panni dei professori («ma non è il momento delle vendette», puntualizza il geologo). Che cosa fare se si è in casa durante un’alluvione? Non uscire, salire ai piani alti. E in strada? Non sostare vicino a fiumi o zone a rischio, e tenere sott’occhio i monitor con le informazioni del Comune. Alla fine, maestra Fiorenza e colleghe sono promosse a pieni voti. E i bambini tornano in classe divertiti e informati.

Gli errori del 2011
«Restano alcuni paradossi – la riflessione poi del professore – Sui piani di emergenza delle scuole, ad esempio, che sono scritti pensando a incendi e terremoti per cui si prevede l’evacuazione: spesso non sono neppure considerate le alluvioni, in cui al contrario bisogna stare dentro gli edifici». Un messaggio ai presidi. Ma ce n’è anche per gli amministratori: «Nel 2014 si è evitata la strage perché l’alluvione è avvenuta di sera – continua – Invece nel 2011 ci fu un eccessivo traffico intorno alle scuole, con genitori che si muovevano per andare a prendere i figli». Le istituzioni diramarono l’allerta, ma non dettero ai presidi indicazioni precise sul da farsi. «Così al momento dell’emergenza ogni scuola fece a suo modo, e molte decisero di chiudere e chiamare i genitori: fuori dalla Giovani XXIII si registrarono quelle vittime, certi istituti fecero addirittura 600 telefonate, quello di via del Castoro lasciò alla vicina stazione dei Carabinieri 12 bambini i cui genitori non erano arrivati. Ci furono anche esempi virtuosi, come l’asilo Delia Repetto di San Martino che rimase aperto: le due maestre capirono che il cortile stava diventando una piscina, portarono i 75 bambini ai piani alti e li fecero giocare tranquilli. Ma in generale fu anarchia».
Ora si spera che gli amministratori abbiano imparato la lezione: «Le scuole o si tengono chiuse – come avviene oggi per ogni Allerta 2, dopo le modifiche al Piano di emergenza comunale – e non ci si lamenti per il disagio: non vale la pena “sopportare” qualche allerta in più per non rischiare la vita? Oppure, nel caso le scuole siano aperte ma ci sia un rischio, si diano istruzioni ai presidi, si dica di tenere aperto e con i ragazzi ai piani alti».
Di sicuro c’è che appuntamenti come quello alla Palli, per educare i piccoli alla prevenzione, «sono fondamentali e dovrebbe pensarci la Protezione Civile », conclude Bellini. Lo leggi nei volti delle maestre (le stesse che, a proposito di “buona scuola”, raccontano soddisfatte del loro orto scolastico a cui i bambini lavorano nella ricreazione pomeridiana, «dondosi un gran da fare») e soprattutto dei bambini, felici di quest’ora di gioco “responsabile”.


1 commento:

  1. Ci €' stato chi l€ alluvioni l€ ha conosciut€ b€n€ .
    Proprio b€n€ !!!!!!!

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